"  A R T E   A D I M E N S I O N A L E "  artisti   contemporanei - opere di  A L D O   Z A N E T T I  - tutte olio su tela.

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Aldo Zanetti, per me è diventato doveroso presentarlo, perchè è fra i pochi che per la sua serietà professionale, spicca in una provincia divisa da tendenze e correnti, frantumata in fazioni, e riesce ad emergere grazie al suo impegno non solo contenutistico ma anche qualitativo e alla serietà con cui da anni porta avanti le sue ricerche sia nel canpo dell'arte figurativa sia nel teatro. <Doveroso> perché ho avuto la possibilità di seguire i suoi interventi scenografici e di regia in lavori teatrali rappresentati con successo a Catania; fra cui: <Vestire gli Ignudi di L. Pirandello al teatro Magistero, <Il pittore> di R. Vitrac, <Il getto di sangue> di Artaud al teatro Club. Dicevo impegno contenutistico e qualitativo, dovuto ad una lunga ricerca, e ad una continua verifica che ha portato l'artista ad intraprendere una strada ben precisa nel campo della pittura; < strada > puntellata dal favore della critica e del pubblico. Dopo varie ricerche documentate da valide mostre, oggi si presenta con una tematica riflessiva e piena di contenuti ideologici. Trasferisce nelle sue tele, ciò che l'uomo moderno, coinvolto da una tecnologia avanzata e trascinato nel turbine di una società in continua evoluzione, società tecnocratica, ha dimenticato; ovvero la dimensione dell'uomo direttamente ricollegato ai valori della natura.                                        Giovanni Torre

Aldo Zanetti limita la sua ricerca ad una identificazione prima e ad una raffigurazione poi del soggetto nella totalità del mondo reale, tanto da eliminare il suo significato accidentale per assumere un valore di simbolo; e ciò accade attraverso una semplificazione di forme assai ben ricostruibile in un percorso uniforme e unitario che in modo speciale si presenta al risalto del colore, sempre vivace e intenso - specie quel giallo estivo - con un richiamo a taluni maestri dell'800 francese, come Van Gogh, tanto per citarne uno, il più esemplare. Prendiamo, per esempio, < Dov'è la mia terra ? > uno dei suoi numerosi quadri: cosa dice lo Zanetti in questa sua tela dove la terra emerge da una cupa morsa montana con un omino solitario, unico esemplare di una fauna, nell'edizione ormai introvabile, se non l'amaritudine d'una irripetibile malinconia e forse di un pessimismo tragico, della nostra epoca? Ma appunto per la intuizione dell'artista che restiamo turbati dinanzi a questo genere di pittura: esso ci costringe a meditare il profondo senso di solitudine di tipo Leopardiano a cui niente viene concesso se non il colore vibrante e netto, unico segnacolo - io credo - di una disperata protesta, di un concitato appello per la natura che scompare, che se ne va chissà dove.                                                            Giovanni Nocentini ( Firenze )

"Proposta di valori perduti" è il tema della mostra che Aldo Zanetti ha allestito nella galleria del Gruppo <Ciclope> di Acireale. Il tema di fondo dell'artista è quello dell'industrializzazione come distruzione della natura. Il paesaggio nel suo aspetto di oggi, dissacrato cioè dalla morsa del tecnicismo e nel quale tutto è stato ridotto a larve ciò che una volta era prodotto spontaneo della natura. L'artista catanese ci mostra, attraverso le tele, la drammatica posizione dell'uomo quasi in lotta contro se stesso. L'azzurro è programmato anch'esso, perché anche il cielo soggiace alle predonerie dell'evoluzione scientifica: veicoli spaziali, jet di varia potenza ne inquinano la purezza fino a bruciare tanto ossigeno in un giorno quanto l'umanità intera non giunge a consumarne in dieci anni. Zanetti ci fa trovare davanti  orizzonti intersecati da linee geometriche. In verità l'artista affronta il tema dei <Valori Perduti> e il problema dell'inquinamento dello spazio e del mare e i suoi colori si direbbe che non lasciano adito a speranza alcuna. La mostra fin dall'apertura ha riscosso un significativo coro di consensi.                 

                                                                                                                   Giuseppe Contarino

Aldo Zanetti emerge dalla massa comune per quella assoluta maturità artistica che gli consente un linguaggio chiaro e disancorato dagli influssi banali e dalle ingenuità. Impegnato in un colloquio col pubblico, iniziato da molti anni, propone un messaggio di una allarmata tensione interiore, gridata sottovoce, la realtà della società nella quale viviamo. Il paesaggio nel suo aspetto di oggi, dissacrato cioè dalla morsa di un'incombente necessità tecnocratica, non ha perso nulla di ciò che una volta era fondamentale - almeno così ha deciso di rappresentarlo l'artista - tutto è meravigliosamente e magicamente a suo posto, ma le barche, gli alberi, il mare, la carrozza, il pescatore sbigottito e tanti altri, sono imbalsamati, sono larve in un tragico archivio, blindato dallo smog, dai rumori, dagli inquinamenti, sigillati dai beni di consumo. Geometricamente programmato anche l'azzurro del cielo che non è più azzurro e non ha più un <suo colore>. Vi spiccano linee e quadri perchè il radar possa dare il punto della navicella spaziale o di un jet, spiccano le sagome dei faraglioni, ma essi sono fuori dall'interesse immediato, sono accidenti, costituiscono un punto di riferimento per per la bottega dove troveremo i beni di consumo. l'industrializzazione come distruzione della natura. Questo è il tema fondamentale del nostro artista. Mi sembra poco opportuno fare riferimento alla sua bravura perché, proviene dall'Accademia di Belle Arti e, oltre all'insegnamento ha esperienze di apprezzatissimi lavori di regia e scenografia eseguiti nei più significativi teatri di Catania. Mi sembra piuttosto che debba essere valutata al massimo la serietà del suo impegno a risvegliarci a questa realtà di uomini mobilitati in una lotta assurda contro il bene del mondo su cui viviamo.

                                                                                                          Mario Grasso

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